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politica interna
12 settembre 2015
Weber: “Nuovi leader? No resta il partito personale di Beppe Grillo”
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Weber: “Nuovi leader? No resta il partito personale di Beppe Grillo”


Roberto Weber. Il direttore dell’istituto di ricerca IXè.
I l Movimento 5 stelle non può essere un competitor nazionale per il Pd, ma nelle realtà locali in difficoltà, come Roma o la Sicilia, vince, perché l’insofferenza accentua la radicalità nell’opinione pubblica, che invece per il governo vuole un referente moderato». Secondo Roberto Weber, direttore dell’istituto di ricerca IXè, sondaggista di lunga data, i grillini si stanno trasformando ma reggono. Grillo sembrava avesse fatto un passo indietro e invece no, ha investito Di Maio come “leader” poi è tornato alle “parlamentarie” in Rete.
L’M5S non è più un partito personale, con un capo forte, secondo lei?
«Certo che lo è. Ha una dimensione splendidamente leninista… E Grillo come capo ha molto senso politico: sa fare passi indietro, si oscura e poi torna. Infatti dal movimento c’è una critica alla democrazia rappresentativa». Sì ma sono andati in Parlamento «Sono in Parlamento ma vogliono sembrare extraparlamentari. E hanno un forte senso di antipolitica. Magari sono confusi, ma questioni come l’abolizione del finanziamento pubblico, una delle ragioni della nascita del M5S, non si cancellano facilmente nell’opinione pubblica, va al di là delle mode che caratterizzano i movimenti europei, alcuni molto pericolosi. In Parlamento non mi sembra abbiano fatto cose trascendentali, antisacrali. Abbiamo visto molto di peggio anche prima dei tempi di Berlusconi».
Be’ anche saltare in massa sui banchi del governo come a una corsa a ostacoli? Non si era mai visto.
«Non so. Certo sono contraddittori, anche sulla rielezione di Napolitano giocarono una partita in casa, per rafforzarsi a dispetto degli interessi del Paese».
Ma Grillo è sempre il capo indiscusso, insieme a Casaleggio?
«La cosa curiosa è che nella nostra ultima indagine sulla fiducia generale Alessandro Di Battista è al 24 per cento scavalca Beppe Grillo, che è al 17, 18%».
Sarà perché Di Battista si fa vedere, è molto teatrale e… fighetto?
«Può darsi, perà dimostra che nei 5 Stelle c’è un po’ di stanchezza verso il fondatore, forse arriveranno a un lento cambiamento di leader».
È in ballo la scelta del candidato premier, del nuovo leader. Pensa che i grillini potranno vincere e andare a governo?
«Non sono un competitor nazionale, perché l’opinione pubblica italiana magari ama la radicalità, anche la rottamazione renziana piace, ma, siccome di fondo è moderata, quelle ipotesi radicali spaventano l’elettore. Renzi ha riposizionato il Pd su quell’Italia profonda che è moderata, quindi è difficile che l’M5S vinca. Ma a livello locale sì: nelle realtà locali più critiche, come Roma e la Sicilia, dove l’insofferenza delle persone è forte, per esempio nella capitale dopo che si è visto di tutto negli anni, lo “strumento” 5 Stelle è utile e può vincere. È un movimento duttile».
Alle amministrative quindi l’M5S ci guadagna?
«È possibile, però ai ballottaggi vengono sconfitti, come abbiamo visto con l’indagine IXè. E non vogliono fare alleanze, si giocano la partita da soli».
L’M5S è cambiato, secondo lei?
«È un movimento sincretico, ha più componenti anche della loro attuale conformazione. Ha cominciato con una cifra populista, o era percepita così da chi è strutturato nei partiti, ma con le denunce inziali dicevano anche cose di buon senso, altrimenti perché parte della sinistra ci avrebbe creduto? Il populismo è emerso con più forza dopo. Comunque gli esponenti che conosco, o qui a Trieste o in tev, sono spesso più preparati della media dei politici “nuovi”, anche se sono contraddittori».
Come sono visti nei suoi sondaggi?
«Sono solidi, non scendono mai sotto la media del 22 -23 %. E quando il Pd scende, l’M5S sale. Ai grillini però manca la scintilla strategica, perché nella fascia di età fino ai 54 anni arrivano anche al 25- 27%, mentre in quella di età più elevata crollano all’8%. E, a livello di contenuti, non fanno niente per recuperare consensi, come proporre delle politiche per i più anziani.»
È diminuito il mito della Rete? Grillo si è lamentato di aver imbarcato persone sconosciute…
«In Rete sono sempre quelle 20-40mila persone a partecipare, non tante. E Grillo parlava di quelli che sono usciti. Del resto in un partito splendidamente leninista, anche senza polizia segreta e senza morti, come si può stare».

Da L' Unità.it



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SCIENZA
12 settembre 2015
Gli oncologi: "Cambiare il modello di cura dei pazienti guariti da più di 5 anni"

Gli oncologi: "Cambiare il modello di cura dei pazienti guariti da più di 5 anni"


di MAURIZIO PAGANELLI per RepubblicaSalute.it

L'ipotesi di costituire una rete informativa tra paziente, medico di base e specialista. Anche per risparmiare decine di milioni di euro

ROMA - Prendersi cura dei tre milioni di pazienti che escono dalla fase acuta del tumore: una sfida che può avere un effetto virtuoso sul sistema sanitario. Ma come e chi deve seguire i pazienti dopo i trattamenti, quelli con sopravvivenza a 5 anni, i "lungosopravviventi", i "cronicizzati" e, ora si può dire, i guariti? Oggi i pazienti restano "in carico" all'oncologo per un tempo indefinito.
E' logico e utile per il paziente? Una proposta e una risposta arriva dall'appuntamento romano organizzato da Aiom (associazione oncologia medica), sponsor Novartis oncology, e dal lavoro avviato da anni insieme a medici di medicina generale (Simg) e varie società scientifiche e associazioni di pazienti: un percorso comune tra territorio e ospedale per la cura della persona guarita, quello che negli Usa si chiama "survivorship care".

Percorso di cura. Il modello contenuto in un documento di consenso firmato da 10 sigle che operano nell'oncologia, parla di una rete informatica (il fascicolo sanitario elettronico è condizione sine qua non) per la sorveglianza clinica dopo il tumore, differenziata e mirata alla persona e alle sue specifiche caratteristiche, che vede il medico di famiglia riorganizzarsi insieme all'oncologo per reciproci invii e controlli. Paziente informato (dice il presidente Aiom, Carmine Pinto, "su tipo e durata dei controlli"), medico di famiglia avvertito ("un file o una lettera con informazioni precise sul programma di follow up e con l'indicazione dello specialista di riferimento in caso di dubbi"), oncologo "disponibile" ("una via preferenziale nel caso vi sia sospetto di recidiva").
Un percorso virtuoso, attento anche alle problematiche psicologiche, riabilitative e socio-lavorative, in modo da ottimizzare l'assistenza e diminuire i tassi di ospedalizzazione durante la sorveglianza clinica. E soprattutto individuare prima possibile le ricadute e gli effetti anche a lungo termine della tossicità dei trattamenti farmacologici.

La spesa. In un quadro di risparmi e di attenzione alla appropriatezza delle cure, si è visto che i costi reali delle visite di controllo in oncologia, pari a 400 milioni di euro l'anno, superano di 10 volte quelli previsti (40 milioni). Perchè? Vengono prescritti troppo spesso esami inutili e la comunicazione tra specialista e medico di famiglia risulta scarsa.
Silvia Francisci dell'Istituto Superiore di Sanità ha presentato alcuni dati ( un lavoro compiuto insieme a Stefano Guzzinati del Registro tumori Veneto e Antonio Russo , Registro tumori provicia di Milano) riportando i dati sui costi reali nei primi due anni dalla diagnosi di tumore alla mammella, assai maggiori a quelli attesi in base alle linea guida. E questo a causa "soprattutto di esami inappropriati": a fronte di 200 euro previsti, i costi oscillano tra i 1600 e i 2000 euro. E non è solo sul tumore alla mammella: tutti i tumori principali (polmone, colon-retto, prostata) hanno spese sovradimensionate senza una contropartita in maggior salute.
12 settembre 2015
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politica interna
12 settembre 2015
In salita Pd e Renzi, M5s al 27%, massimo storico. Crolla Forza Italia

In salita Pd e Renzi, M5s al 27%, massimo storico. Crolla Forza Italia

Di Ilvo Diamanti per RepubblicaEconomia


LA MARCIA di Matteo Renzi al governo procede senza scosse e senza accelerazioni particolari. Da tempo non riesce più a sollevare entusiasmo. Le speranze, attorno a lui, si sono raffreddate. Ma, per ora, non sembra in pericolo. Le vicende politiche interne e le emergenze esterne - per prima: la vicenda drammatica dei profughi - non hanno indebolito il sostegno al governo. Questa, almeno, è l'idea che si ricava dal sondaggio dell'Atlante Politico condotto nei giorni scorsi da Demos per Repubblica. Oggi, infatti, Renzi appare un leader senza alternativa, anche se è incalzato da opposizioni che hanno basi ampie e radicate. Il PD resta, comunque, il primo partito, fra gli elettori. Conserva il livello di consensi rilevato prima dell'estate. Anzi, lo migliora, seppure di poco. Supera, infatti, il 33%. Seguito, a distanza, dal M5s. Che si avvicina al 27%, il dato più elevato, da quando è sorto (secondo l'Atlante Politico). Dietro di loro, la Lega di Salvini staziona, intorno al 14%. Ma supera, per la prima volta, in modo netto, Forza Italia. Più che per meriti propri, per demerito del partito di Berlusconi, che scivola all'11%. Il minimo da quando, oltre vent'anni fa, è "sceso in campo", trainato dal suo leader e padrone. Tra le altre forze politiche, si osserva il declino dei centristi NCD e Udc. Ormai ridotti ai minimi termini (meno del 3%).
TABELLE
Anche il PD di Renzi, in caso di elezioni con il nuovo sistema elettorale, l'Italicum, appare comunque lontano dal 40%. La soglia prevista per conquistare la maggioranza dei seggi al primo turno. Dovrebbe, dunque, affrontare un ballottaggio, nel quale, secondo le stime del sondaggio di Demos, nessuno dei possibili sfidanti sembra in grado di batterlo. Tuttavia, solo nei confronti della Lega il distacco del PD appare largo. Quasi 30 punti. Di fronte al M5s oppure contro un "cartello" di destra, che riunisse Lega e FI, il PD si affermerebbe, ma non di larga misura. Sfiorando il 54%.
Nell'insieme, non si colgono segni di svolta né di grande cambiamento, in questo sondaggio. Semmai, la conferma di una fase di fragile stabilità. Ribadita dagli orientamenti verso i principali leader. Anche in questo caso, Matteo Renzi primeggia. Ma si attesta sugli stessi livelli degli ultimi mesi. Il 42%. È, dunque, il "preferito" fra gli elettori. Davanti a Matteo Salvini, in sensibile calo di gradimento personale. E a Giorgia Meloni. Che dispone di un consenso assai maggiore del proprio partito. È, invece, interessante osservare come Luigi Di Maio ottenga un indice di fiducia superiore a Beppe Grillo, fra gli elettori nell'insieme. Nella base del M5s, il fondatore - e "amplificatore" - risulta, però, ancora il più apprezzato (da circa il 70%). Ma Di Maio, il successore più accreditato, dispone anche qui di un livello di gradimento, comunque, ampio, prossimo al 60%. Segno che il M5s si è, in parte, autonomizzato da Grillo. Comunque, non è più identificato solo con la sua figura. E, probabilmente, anche per questo mantiene una base di consensi molto ampia.
Così, Renzi e il suo governo procedono in mezzo a molte difficoltà, ma non ne sembrano penalizzati in misura eccessiva. Il gradimento del governo, come quello personale del premier, è sceso di oltre 10 punti rispetto a un anno fa. Ma dall'inizio dell'anno appare stabile. E, negli ultimi mesi, perfino in lieve crescita. Sopra il 40%. La valutazione sulle principali politiche del governo, peraltro, non è peggiorata. In alcuni casi, anzi, è perfino migliorata. In tema di lavoro, di fisco. Ma, soprattutto, in tema di immigrazione. Argomento della lettera inviata dal premier a Repubblica. L'ondata degli sbarchi, l'emergenza dei profughi, negli ultimi mesi, non sembrano aver danneggiato l'immagine del governo e di Renzi. Al contrario. Infatti, la quota di cittadini che vede negli immigrati un "pericolo per la sicurezza" oggi è poco più di un terzo della popolazione. Il 35%. In giugno era il 42%. Le immagini del grande esodo dall'Africa e dalla Siria verso l'Europa hanno modificato il sentimento popolare, oltre che l'atteggiamento di molti leader di governo (per prima: Angela Merkel). Così, alla paura e all'ostilità si sono sostituite l'apertura e la pietà. E se, fino a pochi mesi fa, tra gli italiani gli sbarchi erano considerati un'invasione, da respingere, erigendo muri e barriere, oggi prevale il sentimento - e l'orientamento - di "accoglienza". Sostenuto da oltre il 60% degli intervistati: ben 20 punti in più rispetto a giugno. Una vera "svolta d'opinione".
Nella politica italiana, dunque, si annuncia un autunno tiepido. Con un leader solo al comando, circondato da opposizioni che faticano a presentarsi come vere alternative di governo. Il M5s: è canale dell'insoddisfazione popolare. Ma anche soggetto di controllo democratico a livello centrale e locale. La Lega di Salvini: appare sempre più Ligue Nationale. Versione italiana del Front National di Marine Le Pen. Che, tuttavia, si è affermata interpretando le paure degli elettori moderati. Forza Italia, infine, declina, in modo inevitabile e inesorabile, insieme al leader che l'ha inventata. E da cui non può prescindere.
Matteo Renzi, dunque, prosegue la sua marcia. Aiutato dalla ripresa positiva del mercato e dell'economia. Dalla timidezza degli avversari. Visto che l'opposizione più insidiosa, oggi, appare quella "interna" al PD.

Così, il 46% degli elettori, ormai, ritiene che governerà fino alla scadenza naturale della legislatura. Il dato più elevato da quando è in carica. A differenza del passato, paradossalmente, ciò avviene proprio quando sembra avere smesso i panni del velocista. Del leader ipercinetico sempre in movimento, una riforma dopo l'altra, un "fatto" dopo l'altro. Mentre, al contrario, ha rallentato la corsa, ridimensionato le pretese. Il linguaggio. Renzi. Un premier (più) lento, che riflette il sentimento di un Paese stanco. Di miracoli e di promesse.
arte
12 settembre 2015
La matita di Staino

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ECONOMIA
11 settembre 2015
Finmeccanica, super commessa in Kuwait da 7-8 miliardi di euro

Finmeccanica, super commessa
in Kuwait da 7-8 miliardi di euro


Di Fabio Tamburini per IL Corriere Della SeraEconomia.it

Commessa di Alenia Aermacchi, la società capofila delle attività nell’aeronautica. Trattative di tre anni seguite dalla ministra della Difesa Roberta Pinotti




Super commessa in arrivo per il gruppo Finmeccanica in Kuwait. Il valore dei contratti si aggira intorno a 7-8 miliardi di euro, che hanno come protagonista Alenia Aermacchi, la società capofila delle attività nell’aeronautica. A sua volta ne trarrà beneficio il consorzio Eurofighter, che ha tra i principali azionisti Germania, Regno Unito e Spagna, con sede a Monaco, in Baviera. L’accordo firmato ieri è l’epilogo di trattative durate a lungo, almeno tre anni. Ed è stato seguito personalmente sia dalla ministra della Difesa, Roberta Pinotti, e dalla presidenza del consiglio, sia dall’amministratore delegato di Finmeccanica, Mauro Moretti. La super commessa è parte di un accordo quadro tra i due Paesi che permette all’Italia di consolidare le posizioni in un’area strategica e ricca di opportunità. Per Alenia Aermacchi è particolarmente importante perché permette di dare consistenza a un portafoglio ordini che nel primo semestre 2015 è risultato significativamente inferiore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In più aumenta il peso e la considerazione dell’azienda nei rapporti interni al consorzio Eurofighter.
arte
11 settembre 2015
La matita di Staino

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