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politica estera
11 settembre 2015
Rifugiati, cosa prevede il Trattato di Dublino. E perché è contestato

Rifugiati, cosa prevede il Trattato di Dublino. E perché è contestato


Di AGNESE ANANASSO per RepubblicaEsteri.it

I punti fondamentali del documento la cui prima versione risale al 1990. Le garanzie e i punti che in questi giorni stanno sollevando dubbi e polemiche

Quando e perché è stato sottoscritto il Trattato di Dublino?

Il 15 giugno 1990 i 12 Stati membro della Comunità europea (Belgio, Danimarca, Germania, Grecia, Spagna, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito) firmarono la Convenzione di Dublino, con l'obiettivo di armonizzare le politiche in materia di asilo, per garantire ai rifugiati un'adeguata protezione, nel rispetto della Convenzione di Ginevra (1951) e del protocollo di New York (1967). La Convenzione è stata poi sostituita dal Trattato di Dublino II, sottoscritto dagli Stati dell'Ue nel 2003, poi modificato nel 2013 e rinominato Dublino III.
Cosa stabilisce il Trattato?

I cittadini extracomunitari che fuggono da Paesi di origine perché in guerra o perseguitati per motivi di natura politica o religiosa possono fare richiesta di asilo solo nel primo Paese membro dell'Ue in cui arrivano, come prevedeva la Convenzione del 1990. Non si possono fare più domande contemporaneamente. La norma è stata stabilita per gestire i flussi dei migranti evitando così il proliferare delle richieste di protezione internazionale.
Cosa succede se un richiedente asilo fa richiesta contemporaneamente in più di un Paese membro?

Il profugo viene rimandato al Paese di approdo. La doppia domanda viene rilevata perché il profugo viene registrato, con tanto di schedatura delle impronte digitali, e i suoi dati vengono inseriti in un database europeo (Eurodac) che consente un controllo incrociato.

Chi non può fare domanda?

Non può fare domanda chi abbia commesso un crimine contro la pace, un crimine di guerra o contro l’umanità, un crimine grave di diritto comune al di fuori del paese di accoglimento e prima di esservi ammesso in qualità di rifugiato; chi si sia reso colpevole di azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.
Qual è il limite del Trattato di Dublino?

Negli ultimi anni i flussi migratori hanno raggiunto livelli inaspettati e non prevedibili negli anni 90. La regola sulla quale si è aperto il confronto - e che molti considerano anacronistica - è quella dell'obbligo di registrarsi nel Paese di arrivo, dove il profugo è costretto a chiedere lo status di rifugiato, senza poter proseguire per un altro Paese membro, anche se lo desidera. Questa regola ha finito per congestionare i centri di identificazione dei Paesi più facili da raggiungere via mare o via terra, come l'Italia e l'Ungheria, e per creare una situazione paradossale che vede da un parte profughi che vorrebbero raggiungere altri Paesi, come la Germania, il Regno Unito o la Svezia, ma non possono; dall'altra, Paesi che non riescono ad accogliere e gestire i migranti in arrivo ma sono costretti a trattenerli, registrarli e ospitarli.

politica interna
10 settembre 2015
Vincenzo De Luca: "Con il Senato elettivo rischiamo la camorra democratica" (FOTO)

10 set 2015

Vincenzo De Luca: "Con il Senato elettivo rischiamo la camorra democratica"



Vincenzo De Luca: "Con il Senato elettivo rischiamo la camorra democratica" (FOTO)

da http://www.huffingtonpost.it


Con il Senato elettivo in certi territori si rischia la "camorra democratica". Parola del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, durante l'audizione in commissione affari costituzionali a Palazzo Madama sul ddl Boschi che prevede che i senatori siano scelti dai consigli regionali e non eletti direttamente dai cittadini.
"Se scriviamo che devono essere eletti nel mio territorio nove senatori in maniera libera e un sindaco senza specificare quale - spiega De Luca - io non so dove andiamo a parare, non abbiamo né la rappresentanza dei territori, né delle istituzioni ma forse di altre forze non raccomandabili, magari qualche pezzo di camorra democratica. Io sono estremamente preoccupato e devo dire che quello che è avvenuto per l'elezione dei presidenti delle province è stato un esempio di trasformismo e mercato politico".
"Sull'elezione del Senato - spiega De Luca - io sono per avere quanto più possibile criteri oggettivi, soprattutto per una motivazione storico-politica: aprire una contrattazione in tutta la realtà meridionale sull'elezione libera dei senatori significa un incentivo fortissimo a processi di trasformismo politico, o di mercato politico o anche peggio".



politica estera
7 settembre 2015
Gb non parteciperà al piano profughi Ue, ma accoglierà 15 mila migranti

Gb non parteciperà al piano profughi Ue, ma accoglierà 15 mila migranti


Prelevati direttamente dai campi ai confini con la Siria. E a ottobre darà il via ad una campagna di raid aerei sul territorio siriano contro lo Stato Islamico. Mobilitazione dell'Intelligence britannica contro i trafficanti di uomini. Cresce il sentimento anti-Ue nel Regno Unito




La Gran Bretagna conferma che non parteciperà al piano Ue di suddivisione pro-quota dei profughi ma accoglierà fino a 15.000 migranti, prelevati direttamente dai campi ai confini con la Siria. Non solo. Per risolvere il problema alla radice vuole iniziare entro ottobre una campagna di raid aerei contro l'Is in Siria oltre a lanciare un'azione di intelligence contro i trafficanti di esseri umani. Per questo ai primi del prossimo mese chiederà ai Comuni l'autorizzazione a bombardare le postazioni dello Stato Islamico in Siria, oltre che in Iraq dove i Tornado della Raf stanno già partecipando ai raid aerei della coalizione internazionale a guida Usa dallo scorso anno.

E' quanto riferisce il Sunday Times aggiungendo che Cameron vuole anche lanciare un'offensiva e usare la National Crime Agency, l'Fbi britannica, e il Gchq, l'agenzia di spionaggio elettronico (omologa dell'Nsa americana) contro le organizzazioni di trafficanti di esseri umani. Un contingente della prima sarà dispiegato nel Mediterraneo per neutralizzare i capi di queste bande, individuate dalla seconda, e smantellare le loro reti.

Inorriditi dalle migliaia di profughi siriani in fuga dal loro Paese,dal canto loro, il 52% dei britannici vuole che il governo la smetta di tergiversare e dia l'ordine alle forze armate di intervenire in Siria per porre fine alla guerra, in corso da oltre 4 anni, e porre fine alla crisi dei migranti. E' quanto emerge da un sondaggio dell'edizione domenicale del Sun secondo il quale solo il 22% si oppone. Il testo della rilevazione lascia però spazio ad ambiguita': non è chiaro se si parli di iniziare raid aerei contro Is in Siria, come quelli già in corso in Iraq, come vorrebbe il governo, o addirittura di inviare truppe di terra. Il sondaggio, effettuato dalla società di rilevazione YouGov evidenzia anche che il 36% degli intervistati vorrebbe accogliere più profughi, il 14% è contrario, ed il 24% vorrebbe lasciare le cose come stanno. Il sondaggio del Sun, di proprietà di Rupert Murdoch, a differenza di uno pubblicato oggi dal Mail on Sunday, critica aspramente la gestione della crisi da parte del premier David Cameron: per il 45% lo boccia, il 21% lo promuove mentre per il 27%% nè l'uno nè l'altro.

Il cancelliere dello Scacchiere (il ministro delle Finanze) George Osborne annuncerà oggi come il governo intenda spostare fondi risparmiati col lo spendig review sul fronte dell'assistenza ai migranti, su cui ha già speso 1 miliardo di sterline, costruendo campi profughi nella regione. La notizia del nuovo impegno diretto di Londra segue quella diffusa nel pomeriggio dal quotidiano francese Le Monde secondo il quale anche il presidente Francois Hollande sta valutando di iniziare a colpire l'Is in Siria.

Secondo il Mail on Sunday oggi in edicola, invece, in Gran Bretagna cresce il sentimento anti-europeo. La paura di un'invasione di migranti , complice la disastrosa gestione della crisi degli mesi, è riuscita a far pendere per la prima volta la bilancia a favore della Brexi, l'uscita del Regno Unito dall'Ue, su cui nel 2017 si terrà un referendum. Secondo questo sondaggio, Il 51% dei sudditi di Sua Maestà vuole lasciare l'Unione europea mentre il 49% vuole restare. Ma tra questi ultimi, ancora affezzionatì all'idea di un Europa comune, moltissimi hanno chiarito che potrebbero cambiare idea se la crisi dei migranti dovesse peggiorare. Il risultato, tenendo conto dei margini di errore statistici è di fatto un testa a testa, ma comunque manifesta un netto spostamento dell'opinione pubblica: lo stesso sondaggio ai primi di luglio vedeva il 54% favorevole a restare tra i Ventotto mentre il 45% voleva abbandonare Bruxelles .

In particolare dal sondaggio emerge un Regno Unito ancor più isolazionista. Tra il 49% che voterebbe per restare nell'Ue, nel caso che la crisi dei migranti peggiorasse, il 68% confermerebbe la sua scelta ma il 22% ci ripenserebbe. La netta maggioranza promuove il premier David Cameron per come sta gestendo la crisi, prendendo le distanze dall'Ue: per il 64% ha fatto benissimo a non accettare le quote di redistribuzione dei profughi che Bruxelles vuole imporre ai Ventotto. Il sondaggio mostra anche un accentuato egoismo dei sudditi di Sua Maesta': il 29%, la maggioranza, non vorrebbe che neanche un profugo siriano fosse accolto, il 15% ne accetterebbe 10.000 ed il 12% 3.000. Il sondaggio non prevede il caso dei 15.000 che Cameron intende invece ospitare sul suo britannico.

Da Repubblica.it


Mi domando cosa ci stia a fare L' Inghilterra in Europa, visto che non accetta nulla, ma vieta tutto. Non è mai d' accordo su nulla ….solo se lo dicono gli USA, allora va bene , insomma vuol continuare a fare il zerbino degli USA ? Bene ,ma lasci l' Europa che non è roba per la GB.
politica interna
2 settembre 2015
Tasi, Renzi: "Ue non ci può dire cosa tagliare. Il 16 dicembre funerale delle tasse sulla casa

Tasi, Renzi: "Ue non ci può dire cosa tagliare. Il 16 dicembre funerale delle tasse sulla casa


Tasi e Imu, Renzi ribatte all'Ue

"Decidiamo noi che tasse tagliare"

Il presidente del Consiglio replica al monito di Bruxelles: "Si vede che anche lì ques'estate ha fatto molto caldo". Poi parla di lavoro, legge elettorale, riforma del Senato, unioni civili, scuola ed emergenza profughi: "L'Europa si svegli, sui migranti si gioca la faccia"
ROMA - "Quando c'è da parlare di immigrazione quelli di Bruxelles sono tutti in ferie, quando si parla di tasse si svegliano tutti insieme. Le tasse le abbassiamo da soli, non ce lo facciamo dire dall'Unione europea cosa tagliare o no", ha detto il presidente del Consiglio,Matteo Renzi,,a Rtl 102.5, riferendosi al monito dell'Ue arrivato dopo l'annunciato taglio delle tasse sugli immobili. "Si vede che anche a Bruxelles quest'estate ha fatto molto caldo", ha chiosato il premier.
"Il 16 dicembre" gli italiani pagheranno la "seconda rata della Tasi, quello è il funerale delle tasse sulla casa", ha sottolineato quindi il capo del governo ribadendo la volontà dell'esecutivo di procedere con la sforbiciata delle tasse sulla casa a partire dall'anno prossimo. A seguire, il capo del governo e segretario del Pd affronta i temi politici sui quali si discute in queste settimane: dal lavoro alle unioni civili, passando per riforma del Senato, legge elettorale, scuola, Mezzogiorno e anche futuro del Gp di Monza.
Migranti. "Abbiamo avuto un paio di discussioni accese al Consiglio europeo, ho anche alzato la voce perché due Paesi nuovi dicevano che l'Italia sugli immigrati fa polemica e ci mette la pistola alla testa. Io ho ricordato che se non ci fosse stata l'Italia - e se non ci fosse l'Italia - quell'ideale sarebbe morto, quindi prima di parlare del nostro Paese si sciacquassero la bocca. E'fondamentale che l'Europa si dia una bella svegliata e faccia la sua parte" anche perché sul tema dei migranti "si gioca la faccia". Poi Renzi ribadisce la necessità di una "politica unitaria" che tenga insieme accoglienza, rimpatri di chi non ha diritto e che "salvi vite umane".
Lavoro. ""Finalmente qualche buona notizia arriva. Se fai le riforme i risultati arrivano, se cambi le cose che devono essere cambiate i risultati arrivano. La Germania ha fatto il Jobs Act tra il 2003 e il 2005, i risultati sono arrivati in questi 10 anni. Se lo avessimo fatto anche noi dieci anni fa... lo abbiamo fatto adesso"., ha detto parlando dei dati Istat sull'occupazione. "Ora dobbiamo correre, correre, correre", ha aggiunto.
Legge elettorale. Cambiare l'Italicum per avere, in cambio, il sostegno di Forza Italia sulle riforme costituzionali? "No, hanno l'idea della politica come un Monopoli, è insopportabile quest'idea. La legge elettorale l'abbiamo fatta con Fi, l'hanno votata anche loro. Poi hanno cambiato idea, lo devono spiegare loro agli italiani".
LEGGI Renzi sfida i dissidenti: "Chi ferma le riforme blocca pure la ripresa"
Riforma Senato. Sulla riforma della Costituzione "la discussione al Senato mi sembra tranquilla sui punti fondamentali. Ci sono elementi di differenza - ha spiegato Renzi -. Non si è capito ancora cosa succede sull'articolo 2 (quello sulla modalità di elezione dei futuri senatori, ndr), ma l'importante è portare a casa un Paese che funziona meglio. Le riforme costituzionali sono molto importanti. Noi vogliamo meno politici e più politica in parlamento, non avere un Senato doppione della Camera, togliere il potere della fiducia ma intervenire anche per ridurre il numero di persone che fanno politica".
Mezzogiorno. "In questo anno - prosegue il premier - abbiamo cercato di evitare che la forbice tra Nord e Sud si allargasse: Taranto salvata, Reggio Calabria con la partita di Ansaldo salvata, Gela, Caserta. Nel primo anno ci siamo dedicati a salvare il Meridione dalle crisi occupazionali. La vera strategia al Sud è quella di coniugare la qualità della vita con una dimensione di capitale umano che permetta al Mezzogiorno di tornare a crescere".
Unioni civili. Sulle unioni civili, il premier e leader del Pd ha dichiarato che "bisogna fare velocemente, entro settembre le riforme, poi chiudere entro le prime settimane di ottobre. E' un patto di civiltà e non rinunciamo".
Pulizia e rottamazione nella PA. "Dobbiamo fare ancora un po' di pulito nella realtà della pubblica amministrazione - ha proseguito Renzi -. Voglio vedere rotolare ancora qualche poltrona nella legge di Stabilità, su questo sono più rottamatore che mai. Faremo molta pulizia su alcune realtà municipalizzate e poi semplificheremo molto la spesa pubblica".
Scuola. "Le polemiche nella scuola sono naturali ma ci sono 100mila posti di lavoro in più, e siccome per 20 anni si è tagliato nella scuola, oggi per la prima volta l'Italia mette più soldi sui suoi figli. Ovviamente - ha detto ancora Renzi - nelle assunzioni c'è chi non è contento, perchè deve spostarsi di qualche chilometro o perché non viene assunto quando vorrebbe. Ci sono tante polemiche sulla 'buona scuola', ma è solo l'inizio: ci sono 1.642 cantieri per le scuole, stiamo dedicando soldi perché ci sia più attenzione sull'edilizia scolastica, nuove materie. Il problema della scuola non si risolve con un clik in un mese, ci sono problemi di singole carriere di professori che rispetto perchè sono stati presi in giro, e stiamo cercando di dar loro continuità didattica, ma come diceva Don Milani la scuola si misura su quanti ragazzi perdi: dobbiamo preoccuparci non degli aspetti organizzativi ma di quanti ragazzi perdiamo".
Casamonica e funerali show. "Capisco le polemiche estive, ma a io ora vorrei che ci occupassimo dei boss vivi". Il premier ha chiosato così in merito alle polemiche scatenate nelle scorse settimane dal funerale show del capo clan Vittorio Casamonica a Roma.




Da Repubblica.it

politica estera
7 agosto 2015
Caro Francesco ...Papa ! E' ora di fare !

Papa Francesco: Respingere i migranti è un atto di guerra»

«Pensiamo a quei nostri fratelli Rohingya che sono stati cacciati via da un Paese, da un altro, da un altro ancora. E che vanno sul mare».
Papa Francesco si rivolgendosi ai circa 1.500 ragazzi del Meg, il Movimento eucaristico giovanile, convenuti a Roma per l'incontro mondiale promosso dai gesuiti, ricevuti in udienza nell'aula Paolo VI in Vaticano. Si riferisce ai migranti Rohingya che sono stati respinti nelle scorse settimane da Birmania, Malesia, Thailandia e Indonesia.

«Quando arrivano poi a un porto - aggiunge - a una spiaggia, gli danno un po' d'acqua, un po' da mangiare e li ricacciano via sul mare. Questo è un conflitto non risolto, questo è guerra, questo si chiama violenza, si chiama uccidere».

Il Papa affronta i temi del conflitto, del rispetto, del dialogo e dell'incontro con Gesù. «Soltanto in paradiso non ci saranno i conflitti». «Cosa sarebbe una famiglia, una società senza conflitti? Sarebbe un cimitero, perchè soltanto nelle cose morte non ci sono conflitti e tensioni».

Papa Francesco, per circa quaranta minuti, ha risposto alle domande postegli da una ragazza italiana di colore, Nagat, da Gregorio, indonesiano, da Pisulù, da Taiwan, della francese Louise e dell'argentino Augustin. Ognuno di loro ha rivolto un quesito nella propria lingua, senza traduzione, e il Papa seguiva il testo. Dopo la domanda ogni ragazza e ragazzo ha abbracciato papa Francesco e scambiato qualche parola con lui. Prima delle domande, c'è stato il saluto del generale dei gesuiti, Adolfo Nicols, (il Meg è uno dei movimenti che si richiamano alla spiritualità di Ignazio di Loyola, fondatore dei gesuiti, ndr). «Durante il sinodo dei vescovi dell'Asia - ha ricordato padre Nicolas nel saluto a papa Bergoglio - il cardinale Ratzinger ha detto che l'eucaristia è l'unica struttura della Chiesa che è essenziale, è necessaria; questi giovani vogliono vivere l'eucaristia nella vita ordinaria e allora offrono alla Chiesa un servizio inestimabile, credo - ha rimarcato Nicolas - sia una buona opportunità incontrare il padre della Chiesa e essere incoaggiati vivere la eucaristia nella vita ordinaria, voglio ringraziarla per questa presenza e per questo incontro, grazie tante». Il Meg raggruppa oltre un milione di ragazzi nel mondo, in questi giorni a Roma per il centenario ci sono 1500 giovani con 35 delegazioni nazionali e 600 famiglie del Meg-Italia.

«Coraggio e avanti!». Con questa esortazione, Papa Francesco ha poi concluso la sua udienza con i giovani del Meg che invita a «non andare in pensione a 20 anni», mantenendo sempre vivo il loro entusiasmo, sorretto da una giusta tensione. Al termine del discorso rivolto 'a braccio' ai giovani, il Papa afferma: «Avevo il foglio con le vostre domande scritte, ma non le ho lette prima, vi ho parlato con le parole che mi sono venute al momento dal cuore».
da IL Messaggero.it

Egregio Papa Francesco , questa volta ha toppato e anche malamente, non solo ci insegna come fare sesso, come dirigere la famiglia in poche parole come vivere la propria vita , mi chiedo come sia possibile visto che figli non ne avete ( sic !) sesso non ne dovreste fare (o mi sbaglio ?) Ora ci viene a dire come si deve fare con i profughi ? Ma caro Francesco stiamo facendo miracoli noi popoli dell' Europa , non lei ed il suo stato Vaticano che predica , predica , ma alla fine se si fa qualcosa è grazie ai volontari (di cui voi ne parlate sempre il meno possibile) Visto gli alberghi hotel a centinaia solo a Roma, che ne dice di assumersi l' onere di mantenere ...diciamo 7.000 mila profughi, mantenerli, lavarli e vestirli ? Non esca fuori con il bagnetto e la doccia (specchietto per le allodole) e non chiami a raccolta i meravigliosi ragazzi sempre pronti a fare volontariato , ma questa volta voi preti , date un esempio e dimostrate che le vostre prediche vengono da chi sa cosa sia la vita e non solo parole per mantenere il vostro status di benessere, alle spalle della povera gente....si caro Papa è ora di fare !
politica interna
3 agosto 2015
Migliore alla minoranza dem: “Confondete la sinistra con l’antirenzismo”

Migliore alla minoranza dem: “Confondete la sinistra con l’antirenzismo”

Dal Parlamento al lavoro, dal sindacato alla Rai: Simone Collini intervista Gennaro Migliore
«Sono stato in minoranza sia dentro un partito che in una coalizione e ho sempre vissuto i momenti di differenziazione nel voto come drammatici, non ordinari, inevitabili in un cambio di fase. Invece qui, oggi…». Pausa, rewind, spiega per chi ne abbisogni: Gennaro Migliore è entrato oltre vent’anni fa, venticinquenne, in Rifondazione comunista, ritrovandosi a più riprese in minoranza all’interno dell’Unione e poi anche perdendo una battaglia congressuale nel Prc, prima di abbandonarla per Sel, in cui pure, a un certo punto, ha iniziato a muoversi su posizioni sempre più critiche nei confronti dei compagni con cui aveva fondato il nuovo partito. Però non ricorda molti suoi voti in dissenso. Mentre ricorda cosa successe a Turigliatto, senatore Prc che non votando insieme agli altri senatori dell’Unione fece andare sotto il governo Prodi: «Venne espulso. E non vorrei che fosse considerato un eroe dai rappresentanti della minoranza». Ma questo lo dice dopo. Riprendiamo il nastro da dove si è interrotto. Da quel «qui, oggi…». Vale a dire dal Pd, nel quale Migliore è entrato qualche mese fa. Play: «…c’è da parte di alcuni una decisione deliberata a sottrarsi a qualsiasi principio di convivenza».
Non accuserà anche alcuni suoi colleghi di voler scatenare un “Vietnam” in Parlamento?
«Ma no, nessun Vietnam, piuttosto un Niet-nam…»
Lei fa battute ma gli esponenti della minoranza sostengono che se in alcuni passaggi hanno votato no è perché c’è stata una mancanza di confronto.
«In questi mesi in cui sono entrato nel Pd ho partecipato a non so quante riunioni, a quante discussioni, ci siamo confrontati e alla fine abbiamo votato e preso delle decisioni negli organismi dirigenti».
Se su alcune questioni ci sono parlamentari che votano in maniera difforme o che chiedono di riaprire il confronto, la discussione non è stata così prolungata e approfondita, non crede?
«La verità è che ormai siamo a un cortocircuito, c’è chi vota contro per dimostrare che non c’è dialogo, o che c’è uno spostamento a destra quando, per dirne una, faremo più noi sui diritti civili di quanto abbiano fatto tutti i governi di centrosinistra messi insieme. La verità è che all’interno della minoranza qualcuno ha confuso la sinistra con l’antirenzismo».
Accusa pesante, che andrebbe sostanziata…
«Basta guardare ai fatti. Io vedo solo un’azione tesa a logorare una proposta governativa. La sinistra è un punto di vista sul mondo, non su Renzi. Quali sono le proposte alternative della minoranza? Al di là dell’opposizione al segretario non c’è a volte neanche una discussione sul merito delle cose».
Per esempio non le sembra fondata la critica a una legge elettorale che prevede ancora una quota di nominati e dà il premio di maggioranza a una lista anziché a una coalizione?
«Intanto mi sembra significativo che questa fase di scontro si sia aperta proprio sulla legge elettorale, la materia più politicista che c’è, la meno legata alla propensione naturale della sinistra a occuparsi della società. Dopodiché va bene, parliamone: si vuole criticare una legge che spazza via le coalizioni furbesche del Porcellum, nate solo per prendere il premio di coalizione? Le sembra una battaglia di sinistra rivendicare una politica delle alleanze che ha distrutto ogni progetto riformatore? L’impotenza dell’Ulivo, dell’Unione e per certi versi anche di Italia bene comune deriva da una frammentazione con relativa aggregazione che spesso non aveva carattere politico ma solo di difesa di una rendita di posizione».
Anche le critiche alla riforma della scuola, contro cui hanno manifestato molti insegnanti, o al Jobs act, criticato dai sindacati, le sembrano strumentali?
«Sì se vengono anteposte agli elementi oggettivamente migliorativi introdotti, dall’assunzione in controtendenza rispetto al passato di centomila insegnanti all’estensione delle tutele per i precari. Elementi che si finge di non vedere da parte di chi punta al logoramento in Parlamento o chi, come il sindacato, porta avanti uno scontro più di natura politica che contenutistica».
Non ritiene che il Pd debba ricostruire un rapporto più positivo col sindacato?
«Sì, fermo restando che secondo me il punto principale da cui ripartire nelle relazioni è una legge sulla rappresentanza. Che non è il pasticcio fatto da Confindustria e Cgil. Servono nuove norme che diano potere direttamente ai lavoratori, che poi si associano in sindacati e che vengono chiamati a votare sui contratti».
Venerdì c’è una Direzione ad hoc sul Sud: lei che è di una città del Mezzogiorno cosa dice dovrebbe uscire da quella riunione?
«Intanto il messaggio chiaro che il Sud è questione nazionale e non sommatoria di questioni regionali, perché è una follia tutta italiana che il piano per l’utilizzo dei fondi europei viene formulato regione per regione. Basta vedere cosa è successo alla Campania, costretta a chiedere una proroga perché Caldoro non ha speso due miliardi di euro. Poi serve una sorta di mini Cipe per accelerare lo sblocco di tante infrastrutture, una riforma che sottragga ai potentati locali la possibilità di interdire le dinamiche di sviluppo e infine un investimento sulle grandi aree metropolitane, in particolare Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Bari, che sono più di tutti i motori che arrancano e che invece devono essere accesi per ripartire».
Lei che è membro della commissione di Vigilanza Rai cosa dice, non è una sconfitta nominare il nuovo Cda ancora con la Gasparri?
«Lo prescrive la legge, e facciamo questo passaggio per approvare finalmente la riforma».
Il nuovo testo prevede la nomina dell’ad da parte del governo e la maggioranza del Cda scelto dal Parlamento: cosa risponde a chi sostiene che la politica non uscirà dalla Rai?
«Rispondo che per me devono restare fuori i clienti della politica, non la politica che comunque ha una responsabilità nel garantire un servizio pubblico che deve essere universale e non deve avere cedimento a logiche esclusivamente di mercato. A meno che qualcuno voglia la democrazia dei sorteggi, non vedo dove sia il problema».
da L' Unità.it

ECONOMIA
3 agosto 2015
Guidi: "Per il Meridione un piano da 80 miliardi mirato sulle infrastrutture"
Guidi: "Per il Meridione un
piano da 80 miliardi
mirato sulle infrastrutture"


Il Ministro: "In autunno convocheremo gli Stati generali dello Sviluppo economico". "L'allarme di Saviano? In realtà con la deindustrializzazione le mafie crescono di più"
di LUCIO CILLIS per RepubblicaEconomia.it

ROMA. Il Meridione che arranca. La prima reazione alla scossa al sistema data dallo Svimez e da Roberto Saviano, arriva in queste ore dal ministero dello Sviluppo, che dovrà trovare in tempi brevissimi le soluzioni alla crisi del Mezzogiorno: il ministro Federica Guidi lancia la proposta degli Stati Generali dello Sviluppo Economico nel prossimo autunno. Visto che al Sud non serve un miracolo, ma una terapia decisa e duratura nel tempo, la soluzione per invertire la rotta resta quella di un rafforzamento dei poli industriali e delle infrastrutture grazie a un piano di investimenti pesanti per 15 anni, superiori agli 80 miliardi di euro.
Come giudica le parole di Roberto Saviano? Se anche le mafie non trovano nulla più da mungere, forse siamo in una situazione disperata.
"Non voglio giudicare le parole di Saviano. Il problema non è quello di parlare delle mafie. Piuttosto, nel momento in cui c'è una fortissima de-industrializzazione e subiamo una cronica mancanza di opportunità, il rischio al Sud è che le mafie si sviluppino anche di più. Dobbiamo semmai curare una storica carenza infrastrutturale che, come conferma il ministro Graziano Delrio, sarà uno dei pilastri di una sorta di "Piano Marshall" che partirà proprio dalle infrastrutture. Così si creeranno posti di lavoro e condizioni per il rilancio. Insomma, non è che non ci fossimo resi conto dei problemi del Mezzogiorno. E con tutto il rispetto per Saviano, non penso ci volessero le sue parole per capire di cosa parliamo (...) Il ministero lancerà una proposta di modello strategico e industriale per i prossimi anni, che passerà attraverso una consultazione pubblica con investitori anche esteri che ultimamente hanno mostrato un forte interesse per l'Italia. E sentiremo le organizzazioni sindacali e Confindustria. L'idea è di presentare al Paese un nuovo modello di sviluppo che valga per i prossimi 15 anni. Linee guida su cui costruire politiche di sostegno e incentivi".
Quanto serve a questo pezzo dimenticato d'Italia per rinascere?
"Un piano da almeno 70, 80 miliardi di euro sulle nuove infrastrutture. Una cifra poderosa, il fulcro di un modello di rilancio. I grandi investimenti che muovono Pil e posti di lavoro sono la condizione per creare quel substrato che serve oggi in qualunque economia moderna evoluta".
L'ARTICOLO INTEGRALE SU REPUBBLICA IN EDICOLA O SU REPUBBLICA+
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