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ECONOMIA
4 settembre 2015
I fondi del caffè possono diventare carburante

I fondi del caffè possono

diventare carburante


Dalla Corea del Sud arriva l'ultima idea per riciclare lo scarto della bevanda. Gli scienziati hanno scoperto che attraverso semplici operazioni di ammollo e riscaldamento questo produce carbonio attivato che permette di inglobare e trattenere il gas metano. Il tutto a costi ridotti e benefici per l'ambiente

ROMA - Il caffè può creare energia. Non solo quella che da a chi lo beve, ma il suo scarto può diventare anche un ottimo combustibile. Alcuni scienziati della Corea del Sud hanno scoperto che è possibile riutilizzare i fondi del caffè per lo stoccaggio di carburante. Hanno sperimentato che, attraverso una semplice operazione di ammollo e riscaldamento del materiale di scarto della bevanda più consumata al mondo, si produce carbonio attivato che permette di inglobare e trattenere in modo sicuro il gas metano. Per questa pratica gli scienziati assicurano costi ridotti e benefici per l'ambiente.
I risultati dell'esperimento sono stati pubblicati sulla rivista Nanotechnology. Oltre a dare una seconda vita a quello che era un rifiuto, immagazzinare metano attraverso il carbonio attivato derivante dai fondi di caffé fornisce un doppio ritorno ambientale: rimuove dall'atmosfera un gas nocivo che provoca l'effetto serra e lo immagazzina correttamente in modo da poterlo utilizzare come combustibile, tra l'altro più pulito rispetto a carbone e petrolio.
Il processo messo a punto dai ricercatori dell'Istituto Nazionale della Scienza e della Tecnologia (UNIST) di Ulsan, in Corea del Sud, prevede che i fondi di caffè vengano messi in ammollo in idrossido di sodio e riscaldati a 700-900 gradi centigradi in un forno. Così si produce, in meno di un giorno, un materiale in grado di catturare il gas, in un tempo di produzione molto inferiore rispetto a quanto si impiega per produrre altri sistemi di cattura.
"La cosa importante è che in questo modo diminuisce il tempo di fabbricazione e usiamo materiali a basso costo", spiega Christian Kemp, uno degli autori della scoperta. "Il rifiuto è una materia prima gratuita", prosegue, "se confrontata con tutti i metalli e i prodotti chimici costosi necessari in altri processi". L'ispirazione è stata trovata
dallo scienziato proprio nella sua tazza di caffè mentre discuteva di un progetto completamente diverso insieme ai colleghi: "Eravamo seduti a bere e guardando la tazzina ho pensato 'possiamo usare caffè per lo stoccaggio del metano?'".

Da RepubblicaScienze.it
TECNOLOGIE
1 settembre 2015
Ecosostenibile, bella e leggera: è la strada fatta di plastica

Ecosostenibile, bella e leggera: è la strada fatta di plastica


Da Repubblica Ambiente.it
Il progetto della Plastic Road è di un'azienda olandese. In cerca di finanziamenti. Ha un design più leggero, promette un minor tempo di costruzione, maggiore resistente rispetto all'asfalto ed è praticamente esente da manutenzione




Il sito In a Bottle ha raccontato nei dettagli il progetto. Secondo i suoi ideatori, Plastic Road porterebbe non pochi vantaggi. Innanzitutto sull'ambiente, considerando che l'asfalto emette 27 kg di CO2 per ogni tonnellata prodotta, assorbe il calore e contribuisce molto all'aumento delle temperature nelle zone urbanizzate. Inoltre questo manto stradale consentirebbe un buon utilizzo dei quintali di plastica accumulati da ogni città.

Secondo gli ideatori del progetto i benefici non si fermerebbero qui. Infatti le strade di plastica sarebbero anche strutturalmente migliori: sarebbero più leggere tanto da ridurre il carico sul terreno e rendere più facile installare cavi sotto la loro superficie. Anche la loro realizzazione sarebbe più semplice e pratica, anche perché le varie parti possono essere prefabbricate in uno stabilimento e poi portate sul luogo dell'impianto. Le sezioni realizzate sarebbero più leggere e trasportabili più facilmente. Questo abbrevierebbe i tempi di realizzazione e di interruzione delle strade. In poche parole: meno traffico e meno disagi per gli automobilisti.

Secondo gli studiosi la plastica riciclata sarebbe migliore dell'asfalto anche per quanto riguarda la manutenzione: resistente alle temperature estreme, dagli 80 gradi ai meno 40, sarebbe fino a tre volte più affidabile dell'asfalto. Meno necessità di cure vuol dire anche meno spese per le amministrazioni.
Ma anche l'occhio vuole la sua parte. Le nuove strade sarebbero anche esteticamente più belle e di design rispetto alle tradizionali colate di catrame e bitume.
SOCIETA'
11 agosto 2015
Google diventa Alphabet, cosa cambia con la rivoluzione societaria

Google diventa Alphabet, cosa cambia con la rivoluzione societaria

Le azioni Google verranno trasformate, alla pari, in azioni Alphabet. Page, amministratore delegato di Google, assumerà lo stesso ruolo nella nuova società mentre il cofondatore Sergey Brin sarà presidente e Eric Schmidt presidente esecutivo



NEW YORK – Una manovra manageriale per dividere business redditizi e meno redditizi e i relativi gestori? Una tattica finanziaria che consentirà di acquisire e cedere più rapidamente società nei vari settori, di concentrare o separare attività secondo le opportunità del momento? Una risposta da lungo tempo dovuta agli investitori che chiedono maggiore trasparenza sull’effettivo valore delle varie attività del gruppo? Puro teatro aziendale? Si discuterà per mesi, forse anni, della decisione, comunicata lunedì sera da Larry Page a mercati finanziari Usa chiusi, di trasformare Google Inc in una conglomerata, ribattezzandola Alphabet.
Trasformazione
Le azioni Google verranno trasformate, alla pari, in azioni Alphabet. Page, amministratore delegato di Google, assumerà lo stesso ruolo nella nuova società mentre il cofondatore Sergey Brin sarà presidente e Eric Schmidt presidente esecutivo. Il «mago dei numeri» Ruth Porat, arrivato a marzo dalla banca Morgan Stanley, sarà direttore finanziario tanto di Alphabet quanto di Google. Questa società, infatti continuerà a esistere e sarà il cuore del gruppo, il principale produttore di ricchezza, ma restringerà il suo perimetro alle attività più importanti e remunerative: il motore di ricerca sul quale sono state costruite, fin dall’inizio, le fortune del gruppo di Mountain View, YouTube, il sistema operativo Chrome e la piattaforma Android. Restringere è un modo di dire: è da qui che vengono quasi tutti i 66 miliardi di fatturato registrati dal gruppo l’anno scorso, (soprattutto grazie alla pubblicità dalla quale deriva l’89% del giro d’affari). Questa società, la portaerei del gruppo, avrà un nuovo amministratore delegato: Sundar Pichai, l’uomo che già da anni gestisce lo sviluppo dei prodotti principali di Google. E’ lui il personaggio emergente di questa riorganizzazione finanziaria. In un certo senso lo ha fatto capire lo stesso Page che, spiegando l’operazione e la scelta del nome Alphabet («è una collezione di lettere che rappresentano il linguaggio, la più grande innovazione dell’umanità»), ha aggiunto che “da un bel po’ di tempo a questa parte Sundar dice cose che direi anche io, e a volte le dice meglio».
Nuova organizzazione
Nella nuova organizzazione societaria, sotto l’ombrello di Aphabet e a fianco di Google, verranno create varie società sperate, ognuna col suo CEO per ogni singolo business (reale o potenziale) tra quelli sviluppati negli ultimi anni nei campi più disparati dalla febbrile ansia d’innovazione di Page e Brin. Business spesso promettenti, a volte avventurosi, quasi sempre rischiosi e a redditività differita. Gli investitori in Google chiedevano da tempo maggiore trasparenza su costi e redditività delle scommesse sui trasporti, la sanità o i palloni aerostatici per portare Internet in tutta l’Africa. La mossa dei capi del gruppo va in questa direzione, anche se chi vuol sapere quanto è costata l’auto che si guida da sola o la lente a contatto che misura il diabete, probabilmente resterà deluso: sotto Alphabet, oltre a Google, ci saranno sicuramente Google Ventures, la società di «venture capital» del gruppo, Capital, la società di «private equity», Google Fiber, che gestisce servizi Internet ultraveloci. Per la medicina (soprattutto ricerca contro l’invecchiamento e le malattie senili come l’Alzheimer) Google ha già creato la società Calico (sta per California Life Company) insieme alla Arthur D. Levinson. E poi c’è GoogleX, i laboratori del gruppo che probabilmente terranno sotto il cappello di un’unica società vari programmi, come quello dell’auto senza pilota.
Decisione a sorpresa
Una decisione presa a sorpresa, quella di Page, che i mercati hanno mostrato di apprezzare: nel dopoborsa ieri sera il valore dell’azione Google è salito del 7 per cento fino a quota 708 dollari. Una sorpresa relativa: con la creazione di Alphabet, il gruppo assume una struttura analoga alla Berkshire Hathaway, la conglomerata di Warren Buffett. Il capo di Google non aveva mai nascosto la sua ammirazione per l’«oracolo di Omaha» e, in un incontro riservato con gli investitori del dicembre scorso, Page aveva detto di guardare alla Berkshire come a un modello da seguire per costruire un gruppo imprenditoriale più vasto e complesso.
SCIENZA
25 luglio 2015
Immagini NASA: astronave aliena vicino al sole? Sì, per i cacciatori di ufo

Immagini NASA: astronave aliena vicino al sole? Sì, per i cacciatori di ufo

Cacciatori di ufo affermano che una nave aliena è visibile in immagini provenienti dalla NASA.

La scorsa settimana, l'agenzia spaziale degli Stati Uniti ha pubblicato immagini di una grande eruzione solare e, secondo i "cacciatori di ufo", nelle immagini sarebbe visibile una gigantesca nave aliena. A rendere famoso il caso di qualche giorno fa è stato l'utente youtube Streetcap1 in collaborazione con Scott C. Waring, autore del blog Ufo Sightings Daily, secondo cui la NASA sarebbe a conoscenza di questi oggetti non identificati nei dintorni della nostra stella.

Navi aliene grandi quanto la Luna

"Questo oggetto ha chiaramente una struttura e se la NASA non desse credito a queste immagini sarebbe un insulto per l'intelligenza delle persone", dice Streetcap1 nella descrizione del suo video, "se pubblicano queste immagini devono aspettarsi che gli esperti di UFO incontrino anomalie e le condividano". Waring ha affermato di aver chiesto direttamente l'opinione di alcuni esperti della NASA che però non gli avrebbero dato ancora una risposta: "Questo UFO è impressionante, ogni volta che cerco di chiedere chiarimenti alla NASA via Twitter mi ignorano. Non hanno mai risposto e si negano nel voler parlare di questi oggetti giganteschi vicino al nostro sole. A volte hanno le dimensioni della Luna, e l'ultimo ripreso, è grande quanto lostato di Idaho".

Il punto di vista della NASA

Per la NASA, in generale, queste "stranezze" provenienti dalla sonda SOHO, non sono altro che anomalie dovute a potenti eruzioni solari, a volte equivalenti a 160 miliardi di megatoni di TNT. Come sempre in questi casi, il dibattito sta infuocando le reti sociali, dividendo l'opinione pubblica tra coloro che credono che questi oggetti stiano drenando energia dal nostro sole, e scettici incalliti che credono si tratti semplicemente di particelle liberate nello spazio durante le eruzioni. Qualunque cosa sia, abbiamo una sola unica certezza: fino a quando non si avrà la "smoking gun", e non ci saranno prove tangibili oggettive che nessuno potrà mai più contestare, l'eterna lotta tra scettici e credenti, non avrà fine. Fatto sta, che immagini come questa continueranno ad arrivare, e continueremo a chiederci se siamo soli in questo immenso Universo.
Da http://it.blastingnews.com/cronaca/

TECNOLOGIE
25 luglio 2015
Privacy, accesso e diritti della persona. E' la Carta dei diritti di internet

Privacy, accesso e diritti della persona. E' la Carta dei diritti di internet


Di ARTURO DI CORINTO per Repubblica.it/tecnologia/sicurezza.it

La versione definitiva sarà presentata martedì alla Camera. Dovrebbe rafforzare l'accesso inteso come diritto fondamentale, ampliare il concetto alla privacy e introdurre un'equilibrata previsione circa i diritti e i doveri di chi produce e diffonde conoscenze in rete

MARTEDI' 28 luglio è un giorno speciale per la rete in Italia. Alle 11 sarà ufficialmente approvata la Carta dei diritti di Internet, che subito dopo sarà illustrata nella Sala del Mappamondo della Camera dei Deputati, alla presenza del professore Stefano Rodotà, della presidente Laura Boldrini e dei membri della commissione che l'hanno elaborata. Il testo, su cui si mantiene riserbo, è il risultato delle proposte della commissione e delle integrazioni effettuate nel corso delle audizioni e della consultazione pubblica al testo iniziale diffuso l'anno scorso. E contiene un insieme di principi ispiratori per garantire i diritti di chi Internet la usa ogni giorno e per favorirne sviluppo, efficienza e resilienza (ovvero la capacità di sostenere un trauma senza cedimenti strutturali).


Rispetto al testo iniziale offerto alla consultazione pubblica dalla commissione composta di parlamentari, esperti e stakeholder della società civile, i 14 punti descritti non sarebbero cambiati troppo. La prima stesura metteva al centro della Carta i diritti della persona relativamente ai temi dell'accesso, della privacy, dell'educazione, dei comportamenti in rete e del corretto rapporto con le piattaforme che ne erogano i servizi come i social network, fino al rapporto tra le aziende software e hardware e i consumatori. Quella che verrà ufficializzata martedì dovrebbe però rafforzare il diritto all'accesso inteso come diritto fondamentale, ampliare il concetto alla privacy e introdurre un'equilibrata previsione circa i diritti e i doveri di chi produce e diffonde conoscenze in rete.


Tutti temi che acquisiscono una sempre maggiore rilevanza man mano che la vita di ciascuno si sposta sempre più decisamente nel mondo immateriale della rete dove il nostro sè digitale ci definisce e precede rispetto alla realtà corporea e che finisce decisamente per influenzare convinzioni, valori e opportunità che a lungo abbiamo dato per scontate.


Sostiene Rodotà. Secondo il giurista, "una caratteristica della carta è che non ripete ma integra i principi delle carte generaliste sui diritti, dell'Onu e della UE e individua quelli che sono i diritti propri della dimensione della rete dall'accesso incondizionato - in discussione al Senato - all'inviolabilità del domicilio informatico. Ma quello che mi pare importante - osserva Stefano Rodotà - è che la carta chiarisce l'accettazione delle tecnologia e ma la lega alla necessità di far avanzare con essa i diritti collegati a questa evoluzione: la filosofia della carta è esattamente l'opposto del Jobs act che nei suoi decreti attuativi usa l'evoluzione tecnologica per ridurre i diritti. E tuttavia, opponendosi alla subalternità dei diritti verso interessi economici e securitari, la Carta non trascura la dinamiche di mercato volendo sostenere la capacità generative della rete e salvaguarda la possibilità di nuovi soggetti econommici di creare ed innovare.


La storia della Carta. L'idea di una carta dei diritti di Internet viene dal lontano 2005 e fu proposta al mondo delle telecomunicazioni, ai governi e all'associazionismo proprio da un gruppo di nostri connazionali riuniti nella Casa Italia di Tunisi. L'occasione era il World Summit on Information Society voluto dall'Onu per realizzare i "Millenium goals", avendo finalmente realizzato che non ci potevano essere pace, democrazia e sviluppo senza garantire a tutti l'accesso alle nuove tecnologie dell'informazione che stavano progressivamente e inserabilmente convergendo in Internet.
L'impulso dato dagli italiani fu decisivo nella decisione del segretario Onu che volle da quel momento in poi un Internet Governance Forum mondiale (IGF) per discutere di come rendere la rete inclusiva e partecipata per sviluppare il potenziale umano dei cittadini di tutto il mondo.
Portata in Brasile dove, modificata, è divenuta una realtà, la "carta di Tunisi" ha finora ispirato molti governi nel definire le "regole d'uso" della rete Internet e ad oggi si contano 80 tentativi nel mondo per farne approvare una versione secondo le specificità nazionali, ma sulla base di un'idea convergente di diritti che vanno dalla protezione della persona - contro stalking online, cyberbullismo, hate speech - alla protezione delle infrastrutture di rete da virus, malware, spamming, attacchi terroristici, sabotaggio dei cavidotti dove passano i bit della comunicazione digitale.

SCIENZA
23 luglio 2015
Occhio bionico salva da degenerazione maculare

Occhio bionico salva da degenerazione maculare

Di DANIELE BANFI per http://www.lastampa.it

Eseguito con successo il primo trapianto di protesi retinica capace di ristabilire la vista in un anziano paziente. L’intervento è stato eseguito al Royal Eye Hospital di Manchester


Un caso destinato ad entrare nella storia: per la prima volta al mondo un anziano signore affetto da degenerazione maculare secca legata all’età è ritornato a vedere grazie all’impianto di un “occhio bionico”. L’intervento, durato 4 ore, è stato eseguito al Manchester Royal Eye Hospital nel giugno scorso ed ha permesso all’uomo di vedere di nuovo, dopo molto tempo, le sagome delle persone e degli oggetti.
Che cos’è la degenerazione maculare?
La degenerazione maculare legata all’età è una patologia che colpisce la zona centrale della retina. Purtroppo si tratta di una malattia ad andamento progressivo che può portare alla perdita completa ed irreversibile della visione centrale. Ne esistono di diversi tipi e uno dei più frequenti è la degenerazione maculare secca. «Questa forma –spiega Paulo Stanga, consulente oftalmologo e chirurgo vetroretinico al Manchester Royal Eye Hospital- è comune ma non curabile. Nel mondo occidentale è la causa principale della perdita della vista. Sfortunatamente con l’invecchiamento della popolazione sta diventando ancora più comune. Stiamo inizialmente limitando il nostro studio alla forma secca di degenerazione maculare senile e, se avrà successo, forse successivamente lavoreremo per reclutare pazienti affetti dalla forma avanzata ed essudativa».
Che cos’è l’occhio bionico
Una soluzione alla malattia sembra arrivare dall’occhio bionico: Argus II –questo il nome del dispositivo impiantato- converte le immagini video catturate da una camera miniaturizzata, alloggiata negli occhiali dei pazienti, in una serie di impulsi elettrici che sono trasmessi wireless agli elettrodi sulla superficie della retina. Questi impulsi stimolano le cellule rimanenti della retina inducendo la percezione di forme di luce nel cervello. Il paziente successivamente impara ad interpretare questi segnali. L’impianto nel paziente inglese 80enne è avvenuto il 16 giugno, mentre il sistema è stato acceso per la prima volta il primo luglio. I test effettuati lo stesso giorno consistevano nel guardare lo schermo di un computer e identificare elementi bianchi e neri, con diversi orientamenti.
Il commento dell’esperto
«Per quanto mi riguarda, i primi risultati del test sono un pieno successo e attendo con impazienza di trattare con Argus II molti altri pazienti affetti da questa malattia per continuare l’esperimento. Al momento stiamo reclutando altri 4 pazienti a Manchester per il test. Questa tecnologia è rivoluzionaria e cambia la vita dei pazienti ripristinando alcune funzioni visive e aiutandoli a vivere in modo più indipendente» conclude Stanga.
Twitter @danielebanfi83

SCIENZA
14 luglio 2015
Omaggio di Google a Plutone ragiunto oggi dalla sonda New Horizons
Omaggio di Google a Plutone ragiunto oggi dalla sonda New Horizons



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